Lunedì 06 febbraio, 17:07
Sono sorpreso. Sbaccalito. Proprio non me la aspettavo. E non sono tra quelli che pensano che il ciclismo viva una sorta di ingiustizia nei confronti di tutti gli altri sport. Ma la condanna inflitta ad Alberto Contador è un’altra terribile mazzata al mondo delle due ruote. Non è mia intenzione entrare nei dettagli medico-giuridici della vicenda. Troppo ingarbugliata, lunga, intricata, per analizzarla in questa sede e in modo dettagliato. Basti però ricordare che due anni di inchiesta tra montagne di carta e una raffica di rinvii, sono fedele testimonianza della complessità della vicenda. Solo il ciclismo, per quel che riguarda lo sport, poteva produrre un tale subbuglio e non solo mediatico. Solo il ciclismo è in grado di farsi tanto del male.
Dopo anni di gestione allegra dove si tollerava di tutto e di più, nelle ultime stagioni si è drasticamente voltato pagina. Se c’è una disciplina che sta combattendo molto seriamente ed in profondità il problema doping è il ciclismo. Punto. Le altre, calcio in primis, a confronto fanno fatica a mettere anche poche virgole. Così è, se vi pare. Ma per piacere, non dite che i ciclisti sono tutti dei fedelissimi frequentatori di farmacie e affini. Anche se il caso Contador alimenterà ulteriormente una tesi ormai trasformatasi in luogo comune.
Non rimane così che urlare quello che è, non quello che credono i benpensanti. I corridori riescono a finire il Tour de France, sciroppandosi chilometri infiniti lungo l’arco di tre settimane, perché sono dei fenomeni. Non perché si dopano. I valori fisici di un ciclista, la sua capacità di soffrire, di ripetere giorno dopo giorno gli sforzi, sono inarrivabili. Per tutti. Anche per coloro che pure si sfiancano in altri sport di resistenza. In bicicletta ci si sta anche sette ore di fila. In sella devi soddisfare tutta la gamma dei bisogni fisiologici. Bere. Mangiare. Fare la pipì e magari anche la popò. Voglio vedere! Come mi piacerebbe, nonostante tutto, vedere finalmente scritta la parola fine sulla vicenda Contador. Anche se così non sarà.