Mercoledì 14 marzo, 00:14
L’obiettivo di inizio stagione, ovvero qualificazione ai playoff e un quarto di finale dignitoso, è stato raggiunto, ma per il Lugano non si può certo parlare di una stagione riuscita al 100%. Non si può perché troppo è il rammarico per aver visto la squadra esprimere solo a sprazzi il suo potenziale.
Il loro meglio i bianconeri lo hanno fatto vedere solo sul finire della regular season: se il Lugano invece fosse riuscito ad esprimersi su livelli più alti già dalla fine del 2011, la strada nei playoff sarebbe sicuramente potuta essere più lunga. Sono venuti a mancare insomma due o tre mesi di lavoro, quelli che si sono gettati alle ortiche con la sfortunata parentesi targata Barry Smith.
E quella di puntare sul tecnico statunitense è stata una scommessa persa, perché si sapeva che Smith come allenatore capo non aveva mai avuto particolare successo e infatti alle prime difficoltà l’americano ha gettato la spugna. Anche se gli va riconosciuto di essersi trovato in uno spogliatoio difficile da gestire e che solo dopo l’arrivo di Larry Huras ha iniziato a rimettersi un po’ in riga.
Quella di Smith non è stata l’unica scommessa persa dal Lugano in questa stagione, visto che sostanzialmente si è sbagliato anche con gli stranieri. Il grande colpo estivo Rob Niedermayer è arrivato in cattive condizioni fisiche, Petteri Nummelin dopo un autunno giocato ad altissimi livelli è giunto, complice l’età, senza benzina ai playoff. E anche Jaroslav Bednar, spesso decisivo in regular season, non ha fatto la differenza nella fase finale del campionato. Se a Davos l’anno scorso il ceco era stato il capocannoniere grigionese dei playoff è perché giocava in una squadra con i ruoli ben definiti e soprattutto con diversi leader a suddividersi la pressione, mentre in bianconero Bednar ha spesso voluto o dovuto fare tutto da solo. E nei playoff da soli non si va lontano…
Persa è stata anche la scommessa Jordan Hendry, ed è difficile riuscire a credere che anche quest’anno i bianconeri abbiano toppato il difensore straniero arrivato a campionato in corso (come con Popovic la scorsa stagione…). Meglio, molto meglio è andata con l’ingaggio di Brett McLean, anche se gran parte del merito dell’arrivo del canadese va messa sul conto di Larry Huras. Si sono perse, infine, anche le scommesse sul tentativo di ingaggiare giocatori svizzeri di primo piano – uno su tutti, Patrick Von Gunten – che continuano a preferire altri club a quello bianconero.
Tra le tante scommesse perse la stagione 2011-2012 del Lugano ha però avuto anche aspetti positivi, come l’identità che Larry Huras sta riuscendo a dare alla squadra e che ha permesso ai bianconeri di arrivare tutto sommato vicini alle semifinali. Le basi per il futuro sembrano insomma essere state gettate e proprio pensando già alla prossima stagione c’è un fatto molto incoraggiante: a differenza degli ultimi anni, a Lugano lo stesso allenatore che ha concluso un campionato comincerà quello seguente, con tutti i vantaggi che questo porta nella continuità del lavoro e nelle scelte tecniche. Scelte che non si possono sbagliare, o scommesse che non si possono perdere, se il Lugano vuole tornare ad essere una società di vertice e attrattiva.