Mercoledì 18 aprile, 15:16
A come Ari. The Wall, il muro, va in pensione, con la quarta medaglia al collo. Contro di lui hanno “sbattuto” due generazioni di giocatori, e spesso si son fatti male…
B come Bob. Hartley. È entrato nella gabbia dei leoni, ha rischiato di venire sbranato, ma alla fine li ha domati e portati al successo.
C come Cunti. Luca. “Perché non giochi da noi?” gli ha chiesto stupito il coach dopo una amichevole ZSC-GCK. Ed abbiamo ritrovato un (grande) talento.
D come due. Secondi. E mezzo. Nel 2000 Plavsic (e la “furbata” di Weber) regalarono la coppa a 10” dalla fine. Nel 2001 fu rimonta dall’1-3 nella serie come quest’anno. Stavolta i Lions hanno fatto due in uno.
E come Etienne. Froidevaux. Sembrava potesse essere lui il personaggio di questa finale. Inatteso trascinatore si è bloccato sul più bello come tutto il Berna.
F come Federer. E Cancellara, e Streit. Per una volta i milionari sul ghiaccio valgono meno di quelli sugli spalti per Gara 7.
G come Gobbi. John. Due finali perse da protagonista col Servette. Una vinta da… comparsa con i Lions. Dopo aver finalmente giocato un Mondiale, finalmente porta a casa il (meritatissimo) titolo. Leader nello spogliatoio, non a caso Seger se lo abbraccia e bacia dopo la sirena. Prossima sfida riportare l’Ambrì nei playoff?
H come Hallenstadion. Ribolle nei playoff come ai tempi belli del VP (vecchio puzzone). Viste le magre calcistiche sulla Limmat e hockeistiche a Kloten v’è da giurare che lo farà anche nella prossima regular season.
I come Intensità: “We are the best conditioning team” o qualcosa del genere, sosteneva Hartley. E in effetti alla fine ha vinto chi ha avuto più gambe.
L come Lukas. Flüeler. Assomiglia sempre più a Sulo. Nello stile, nella sicurezza e… Oibò, anche nel fisico. Che lo abbiano clonato? Chiamatemi Flülo!
M come Maracaibo. Mare forza nove. La colonna sonora dello spogliatoio ZSC. Scelta da Bon Gobbi. “Da quando l’ho messa non abbiamo più perso!”. Splendida Regina!
N come nichelino. La monetina da un centesimo che lo spazzacamino portafortuna ha regalato ai giocatori. Appiccicata sui caschi, sotto lo scotch dei bastoni, sui parastinchi. Superstition power.
O come ordini: Kolnik in panchina! Schommer in pista! Terzo tempo di Gara 7. Fuori uno straniero, dentro un giovane. Gli americani ci fregano non solo con la lingua caro Guccini…
P come Pittis. Domenico. Sogna sempre di giocare dove si parla italiano prima di chiudere. Fate voi.
Q come quiz. Chi ha stappato lo champagne ieri nei dintorni di Lugano? Hip Hip…
R come risorti. Monnet, Bärtschi, Ambühl, Pittis. Li ha cercati “Chi l’ha visto?” per alcuni mesi. Li hanno visti tutti quando contava. Esperti.
S come Seger. Mathias. Che blocca più tiri di Flüeler in Gara 7. Che segna all’overtime in Gara 5. Che va a casa in tram in… Gara 8, al mattino dopo la festa, in compagnia della Coppa. Capitano.
T come Törmänen. Annti. Per un po’ ci crede e ci fa credere, ma poi si perde e perde, annegato tra dubbi sugli stranieri da schierare e incapacità di adattare il gioco alle situazioni.
U come uno per tutti. Il gruppo e non i singoli. È così che si diventa campioni.
V come Video. Regolare il 2-1 di McCarthy? Si, se vogliamo che lo sport che amiamo assomigli all’hockey… vero. Ma che sia così sempre da settembre ad aprile…
Z come ZSC. Vince la linea Frey-Salis-Zahner, che non gioca in attacco ma in ufficio. Una linea tracciata in agosto e dalla quale non ci si è scostati nemmeno quando quasi tutti volevano la testa di Hartley. E alla fine…