Lunedì 14 maggio, 09:50
Fallimento totale e clamoroso. Non c’è altro modo per definire un Mondiale che per la Svizzera è finito ancor prima dell’ultima giornata della fase a gironi. Quella rossocrociata è una nazionale che negli ultimi due anni sotto la guida di Sean Simpson invece che progredire è regredita: nel gioco, nella mentalità, ma anche nella graduatoria dei valori mondiali. A questo punto è quindi d’obbligo che i dirigenti della federazione inizino a porsi qualche domanda sulla guida tecnica di una squadra che è tornata a perdere con le piccole e che non riesce più a fare lo sgambetto alle grandi.
I tempi d’oro dell’era Krueger, che qualche emozione e qualche successo ce l’avevano regalato, sono finiti ed è ora di rendersi conto che mentre noi ci guardiamo allo specchio e ci diciamo quanto siamo belli e quanto siamo diventati bravi, gli altri lavorano e recuperano il terreno che avevano perso nei nostri confronti. Per il secondo anno di fila, e per la terza volta negli ultimi quattro Mondiali, non vedremo quindi la Svizzera nei quarti di finale. E la delusione è davvero tanta.
Ora però si tratta di provare a ricompattare il gruppo perché la partita di martedì contro gli Stati Uniti sarà comunque importante per non sprofondare nella graduatoria mondiale e ottenere la qualificazione diretta alle prossime Olimpiadi. Poi, solo allora, sarà il momento del bilancio finale di questa comunque già fallimentare spedizione in Finlandia.