Venerdì 29 giugno, 09:27
Il 99o Tour de France sembra tagliato su misura per un anglofono. Cadel Evans o Bradley Wiggins? Lo si scoprirà il 22 luglio a Parigi, dopo 20 tappe e 3497 km che, in verità, sembrano più adatti al britannico della Sky piuttosto che all’australiano della BMC.
Per costringere gli scalatori ad attaccare da lontano gli organizzatori hanno pensato di aumentare le parti a cronometro, che quest’anno superano i 100 km. In cambio, citando il direttore Christian Prudhomme, hanno offerto “le pendenze più ripide della storia del Tour”. Le assenze forzate di Andy Schleck per infortunio e di Alberto Contador per squalifica hanno tuttavia privato la Grande Boucle dei due punti di riferimento fra gli uomini di montagna.
Alle spalle dei favoriti un nutrito gruppetto sogna il podio, non necessariamente il gradino più basso: ne fanno parte il discesista italiano Vincenzo NIbali, l’enigmatico russo Denis Menchov, l’outsider belga Jurgen Van den Broeck, il passista tedesco Tony Martin, lo scalatore olandese Robert Gesink e il canadese Ryder Hesjedal, sorprendente vincitore dell’ultimo Giro d’Italia.
Fabian Cancellara (RadioShack) è reduce dalla frattura della clavicola del mese di aprile al Fiandre e non ha velleità di classifica generale. Le prove contro il tempo restano il suo ambito ideale, punterà dunque ad indossare la prima maglia gialla dopo il prologo di Liegi, sarà da vedere se avrà recuperato abbastanza per tener testa agli altri specialisti delle crono. Ma in realtà la sua corsa servirà soprattutto a prepararsi ai Giochi Olimpici.
Al via ci saranno altri due svizzeri: Michael Schär farà il gregario di Evans, Michael Albasini (Orica-Greenedge) ha le carte per una vittoria di tappa.